A due passi dal paradiso
Le più belle città andaluse: da Siviglia a Granada, da Malaga a Cordova
"Credo che sia del paese di Gesù, a due passi dal paradiso": così un estasiato Don José si rivolge alla Carmen di Mérimée nel racconto che ispira l'opera di Bizet. La convinzione dell'uomo è sbagliata - l'affascinante fanciulla è una zingara - ma ora come allora ben descrive l'Andalusia, la regione spagnola dove natura e cultura sono alleate per incantare i visitatori. Chiusa a est dalle montagne della Sierra Nevada e della Cordigliera Betica, è la regione con la quale la Spagna scavalca i confini del Mediterraneo e si tuffa nell'Atlantico. Lo fa con centinaia di chilometri di spiagge candide e festose (dalla Costa de la Luz alla Costa del Sol, fino ai litorali Tropical e di Almeria), il colore caldo e affascinante delle sue rocce baciate dal sole per 300 giorni l'anno e una costellazione di resort lussuosi e accoglienti, un paradiso per i patiti del golf.
Ma il vero tesoro della regione sono le sue splendide città, capolavori creati dall'incrocio di popoli, razze e culture, tesori accumulati nei secoli da Fenici, Greci, Romani, Visigoti, Ebrei, Arabi e Cristiani e oggi protetti come Patrimoni dell'Umanità. La più famosa è senza dubbio Siviglia: fondata secondo la leggenda da Ercole e patria del flamenco, è dominata dall'antico minareto della Giralda. Innalzata fino a 70 metri nella seconda metà del dodicesimo secolo, la torre della moschea moresca fu in seguito elevata fino a 103 metri ed è sormontata da una statua della Fede, el Giraldillo, che ruota su se stessa a ogni alito di vento. Dalla cima si gode di un panorama spettacolare sulla città, ma soprattutto si riescono ad abbracciare le enormi proporzioni della sottostante cattedrale, che con i suoi 116 metri di lunghezza e 76 di larghezza è la più grande del Paese e ospita il mausoleo di Cristoforo Colombo. Proprio di fronte alla chiesa sorgono i Reales Alcázares, le fortezze reali costruite sui resti di una fortificazione romana che nei secoli divennero uno splendido insieme di sale, patii, giardini e fontane, che con la cattedrale (sede della spettacolare Via Crucis durante l'affollatissima Settimana Santa) e il vicino Museo delle Indie (che custodisce oltre 80 milioni di documenti dal 1492 alla decolonizzazione delle Americhe) gode della tutela dell'Unesco. Un privilegio che manca alla Torre dell'Oro sulle rive del fiume Guadalquivir, che tuttavia è da non perdere, come l'Arena da corride della Real Maestranza.
Città simbolo della dominazione araba, prima con un emirato poi con un califfato, anche Cordova è nella lista dei patrimoni dell'Umanità. Merito del ponte romano costruito sul Guadalquivir, dell'Alcazar dei Re Cattolici, del quartiere ebraico della Juderia con i suoi stretti e vivaci vicoli e dell'amore dei cordovesi per le decorazioni floreali (a maggio c'è una gara per il giardino più bello). Ma soprattutto della grande moschea, la Mazquita, costruita a partire dal 785 d.C. su una precedente basilica e convertita nuovamente in cattedrale nel Duecento, pur conservando la struttura interna da luogo di culto islamico (con le arcate definite da Téophile Gautier "un palmeto che germoglia da terra").
Scendendo verso i lidi festaioli di Torremolinos, Fuengirola e Marbella, si incontra Malaga. Un tempo tappa di passaggio verso le sue più celebri "vicine", è divenuta un passaggio obbligato nei circuiti andalusi. Qui si fermano gli amanti dell'arte per ripercorrere i primi passi mossi dal suo cittadino più illustre, Pablo Picasso, che qui nacque nel 1881 e al quale è dedicato un museo aperto nel 2003. E qui si fermano volentieri anche i buongustai: se tutta l'Andalucia è celebre per piatti gustosi e ricette esclusive, Malaga ne è regina, grazie alle squisite acciughe fritte, ai profumati salumi e alle varie ricette di gazpacho annaffiate con il possente e inebriante vino moscatel (che rivaleggia per fama con il Jerez di Cadice). Una volta alzatisi da tavola o da uno dei tanti locali di tapas, però, non mancano le attrattive culturali, in gran parte addossate alla collina del Gibralfaro. Ai suoi piedi sorgono i resti di un teatro romano di epoca augustea, appena più in alto troneggia la fortezza con duplice cinta muraria dell'Alcazaba, mentre in vetta - posizione privilegiata per avvistare la cattedrale e il giardino botanico accanto al porto - è appollaiato il castello, costruito su resti fenici.
Così come per Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona al termine della Riconquista nel 1492, l'ultima "preda" del viaggio in Andalusia è Granada. E con lo stesso stupore dei sovrani cristiani, sepolti qui nella Cappella Reale, si entra nel suo monumento simbolo: l'Alhambra, la fortezza rossa. Costruita da 1238 sul colle della Sabika, è un meraviglioso complesso composto da un vero e proprio forte, l'Alcazaba, protetto da robuste torri e massicci bastioni, dalla zona dei palazzi, dominata da quello di Carlo V e impreziosita da sublimi architetture "nazarì", rinfrescanti piscine, zampillanti fontane e leggiadre decorazioni, e dal Generalife, il palazzo estivo ricco di giardini del sultano. L'Alhambra è fronteggiata da un altro bene protetto dall'Unesco, il quartiere moro dell'Albacyn con le sue case bianche e un inestricabile dedalo di viuzze. Sopra di esso si trova il Sacromonte, il quartiere in cui ci sono le grotte a lungo abitate dagli zingari andalusi. Come a dire che Mérimée con la Carmen non aveva tutti i torti.
Ma il vero tesoro della regione sono le sue splendide città, capolavori creati dall'incrocio di popoli, razze e culture, tesori accumulati nei secoli da Fenici, Greci, Romani, Visigoti, Ebrei, Arabi e Cristiani e oggi protetti come Patrimoni dell'Umanità. La più famosa è senza dubbio Siviglia: fondata secondo la leggenda da Ercole e patria del flamenco, è dominata dall'antico minareto della Giralda. Innalzata fino a 70 metri nella seconda metà del dodicesimo secolo, la torre della moschea moresca fu in seguito elevata fino a 103 metri ed è sormontata da una statua della Fede, el Giraldillo, che ruota su se stessa a ogni alito di vento. Dalla cima si gode di un panorama spettacolare sulla città, ma soprattutto si riescono ad abbracciare le enormi proporzioni della sottostante cattedrale, che con i suoi 116 metri di lunghezza e 76 di larghezza è la più grande del Paese e ospita il mausoleo di Cristoforo Colombo. Proprio di fronte alla chiesa sorgono i Reales Alcázares, le fortezze reali costruite sui resti di una fortificazione romana che nei secoli divennero uno splendido insieme di sale, patii, giardini e fontane, che con la cattedrale (sede della spettacolare Via Crucis durante l'affollatissima Settimana Santa) e il vicino Museo delle Indie (che custodisce oltre 80 milioni di documenti dal 1492 alla decolonizzazione delle Americhe) gode della tutela dell'Unesco. Un privilegio che manca alla Torre dell'Oro sulle rive del fiume Guadalquivir, che tuttavia è da non perdere, come l'Arena da corride della Real Maestranza.
Città simbolo della dominazione araba, prima con un emirato poi con un califfato, anche Cordova è nella lista dei patrimoni dell'Umanità. Merito del ponte romano costruito sul Guadalquivir, dell'Alcazar dei Re Cattolici, del quartiere ebraico della Juderia con i suoi stretti e vivaci vicoli e dell'amore dei cordovesi per le decorazioni floreali (a maggio c'è una gara per il giardino più bello). Ma soprattutto della grande moschea, la Mazquita, costruita a partire dal 785 d.C. su una precedente basilica e convertita nuovamente in cattedrale nel Duecento, pur conservando la struttura interna da luogo di culto islamico (con le arcate definite da Téophile Gautier "un palmeto che germoglia da terra").
Scendendo verso i lidi festaioli di Torremolinos, Fuengirola e Marbella, si incontra Malaga. Un tempo tappa di passaggio verso le sue più celebri "vicine", è divenuta un passaggio obbligato nei circuiti andalusi. Qui si fermano gli amanti dell'arte per ripercorrere i primi passi mossi dal suo cittadino più illustre, Pablo Picasso, che qui nacque nel 1881 e al quale è dedicato un museo aperto nel 2003. E qui si fermano volentieri anche i buongustai: se tutta l'Andalucia è celebre per piatti gustosi e ricette esclusive, Malaga ne è regina, grazie alle squisite acciughe fritte, ai profumati salumi e alle varie ricette di gazpacho annaffiate con il possente e inebriante vino moscatel (che rivaleggia per fama con il Jerez di Cadice). Una volta alzatisi da tavola o da uno dei tanti locali di tapas, però, non mancano le attrattive culturali, in gran parte addossate alla collina del Gibralfaro. Ai suoi piedi sorgono i resti di un teatro romano di epoca augustea, appena più in alto troneggia la fortezza con duplice cinta muraria dell'Alcazaba, mentre in vetta - posizione privilegiata per avvistare la cattedrale e il giardino botanico accanto al porto - è appollaiato il castello, costruito su resti fenici.
Così come per Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona al termine della Riconquista nel 1492, l'ultima "preda" del viaggio in Andalusia è Granada. E con lo stesso stupore dei sovrani cristiani, sepolti qui nella Cappella Reale, si entra nel suo monumento simbolo: l'Alhambra, la fortezza rossa. Costruita da 1238 sul colle della Sabika, è un meraviglioso complesso composto da un vero e proprio forte, l'Alcazaba, protetto da robuste torri e massicci bastioni, dalla zona dei palazzi, dominata da quello di Carlo V e impreziosita da sublimi architetture "nazarì", rinfrescanti piscine, zampillanti fontane e leggiadre decorazioni, e dal Generalife, il palazzo estivo ricco di giardini del sultano. L'Alhambra è fronteggiata da un altro bene protetto dall'Unesco, il quartiere moro dell'Albacyn con le sue case bianche e un inestricabile dedalo di viuzze. Sopra di esso si trova il Sacromonte, il quartiere in cui ci sono le grotte a lungo abitate dagli zingari andalusi. Come a dire che Mérimée con la Carmen non aveva tutti i torti.
Emanuele Benvenuti
Emanuele Benvenuti - Libero News
| Data: 12/10/2009 | Visto: 59277 |
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