«Andate in Sudafrica»
in In vacanza conÈ il Paese che più ha meravigliato Gaetano Curreri, il leader degli Stadio. Che non disdegna le mete nostrane: è innamorato dell'Elba. Perché quando va su un'isola, dice, gli sembra di stare su una grande nave pronta a salpare
Era la fine degli Anni Sessanta quando Geatano Curreri incontrava Vasco Rossi. Erano entrambi giovanissimi e sconosciuti, ma pieni di idee e di talento. Ci vorrà qualche anno perché gli addetti ai lavori si accorgano di quanto sono bravi, ma alla fine nel ’78 la loro collaborazione porta alla pubblicazione dei primi due album del Blasco, arrangiati dall’amico. Qualche anno dopo, nel 1982, l’esordio gli Stadio. “Grande figlio di puttana”, “Chiedi chi erano i Beatles”, “Generazione di fenomeni”, “Ho bisogno di voi”, “Stabiliamo un contatto”, “Ballando al buio”, “Un disperato bisogno d’amore”… sono solo alcuni dei loro maggiori successi. La loro ultima fatica, pubblicata quest’anno, è “Diluvio Universale”.
Sei un viaggiatore?
Sono un viaggiatore prevalentemente per lavoro. Sono sempre in giro. Ora vado all’Isola d’Elba, che mi dà una sensazione di stare sempre in viaggio, perché quando sono su un’isola mi sembra di stare su un’enorme nave che mi porta in giro per il mare. È un viaggio fantasioso che io faccio, ma ho davvero l’idea di stare in un posto che non è fermo, con la sensazione che da un momento all’altro si molleranno gli ormeggi e si partirà. Amo molto l’Isola d’Elba, è un miracolo della natura, c’è una belleza di mare, di natura, di tutto ciò che il Signore ha potuto creare al meglio delle sue possibilità.
Qual è il posto più bello che hai visitato?
Il Sudafrica, dove ho fatto un lungo viaggio durato un mese diversi anni fa. Quando ci andai l’apharteid non era finita da molto, arrivavi nei posti che non erano nemmeno segnati sulle cartine geografiche perché le città abitate dalle persone di colore non erano segnalate, non erano considerate proprio. Eravamo in auto e a un certo punto ti ritrovavi in un posto che non ti aspettavi di trovare. E poi a livello di paesaggi è sorprendente, da una parte sembra di stare sulle montagne Svizzere e dall’altra ti sembra di stare nel Sahara. È un Paese bellissimo. Mi hanno detto che ora è cambiato molto. Vorrei tornarci ma ho paura di rimanere deluso, perché mi ha lasciato un’emozione grandissima che mai nessun altro posto mi ha suscitato. Era tutto inaspettato ciò che ho visto. Consiglio a tutti di visitarlo. Io feci l’incoscienza di andare senza fare la profilassi antimalarica. Per fortuna lì era inverno, ma se mi capitava di vedere una zanzara ero terrorizzato, mi sono maledetto di non averla fatta. È sempre meglio farla.
L’avventura più incredibile che ti è capitata?
L’ictus! Quando mi sono imbarcato all’aeroporto di Catania per tornare, dieci giorni dopo che era successo, tra me e me ho detto: «Questo viaggio rischiava di non avere ritorno». Mio malgrado alla fine è andata bene però.
Ti capita mai di comporre in viaggio?
Spesso quando sono in giro mi appunto delle idee, ho sempre un registratorino. Se non ho gli strumenti fischietto la melodia che mi viene in mente. Il Sudafrica è ricchissimo di suoni e emozioni musicali. Ti fermi in questi posti dove senti questi cori con armonizzazioni che a noi europei sono sconosciute, perché hanno una grammatica musicale diversa dalla nostra. È una cultura tribale molto affascinante.
Ti sei mai innamorato durante un viaggio?
No, di una persona no, dei posti sì. Sono sempre andato in viaggio innamorato, con quella parte del mio cuore già coperto. Sto cercando di ricordarmi se mi è capitato quando ero molto giovane, ma direi di no, perché erano viaggi molto avventurosi.
Quindi immagino che la tua compagna di viaggio ideale sia tua moglie
Sì. Ho fatto molti viaggi con lei e devo dire che è molto brava a viaggiare, e quando siamo in giro diventa ancora meglio di com’è. È molto curiosa e la curiosità è la benzina di un viaggio. Sono io che alle volte tendo a tirare il freno a mano, lei è molto più avventurosa.
Cibo: sei uno che assaggia tutto quando è in giro?
In realtà sto sempre molto attento perché soffro di gastrite e colite e tremo dall’idea di dovere passare delle giornate “a fare delle riflessioni”. Ricordo un viaggio a Londra durante il quale ebbi modo di scoprire la cucina russa, visto che la City non propone molto di tipicamente inglese da mangiare. Mi presentarono una carne in una specie di brodo, con la panna. La persona che era con noi, che già conosceva il piatto, ci consigliò di assaggiarla. Devo dire che rimasi sorpreso, perché nonostante l’aspetto poco invitante, con questa salsina che sembrava un po’ una cacchina, era veramente buona. A me la carne non fa impazzire, ma in quel caso era appetitosa. Poi amo molto la cucina araba. Una volta mi fermai a mangiare al mercato di Marrakech, convinto dal mio amico del cuore che è un medico patologo schizzinoso come me, e mangiai una cosa di pollo di una bontà assoluta. E senza stare male dopo! Era molto aromatizzato, buonissimo. Non so se lo rifarei, ma in quell’attimo mi sono fatto convincere dalla figura istituzionale del medico.
Sono un viaggiatore prevalentemente per lavoro. Sono sempre in giro. Ora vado all’Isola d’Elba, che mi dà una sensazione di stare sempre in viaggio, perché quando sono su un’isola mi sembra di stare su un’enorme nave che mi porta in giro per il mare. È un viaggio fantasioso che io faccio, ma ho davvero l’idea di stare in un posto che non è fermo, con la sensazione che da un momento all’altro si molleranno gli ormeggi e si partirà. Amo molto l’Isola d’Elba, è un miracolo della natura, c’è una belleza di mare, di natura, di tutto ciò che il Signore ha potuto creare al meglio delle sue possibilità.
Qual è il posto più bello che hai visitato?
Il Sudafrica, dove ho fatto un lungo viaggio durato un mese diversi anni fa. Quando ci andai l’apharteid non era finita da molto, arrivavi nei posti che non erano nemmeno segnati sulle cartine geografiche perché le città abitate dalle persone di colore non erano segnalate, non erano considerate proprio. Eravamo in auto e a un certo punto ti ritrovavi in un posto che non ti aspettavi di trovare. E poi a livello di paesaggi è sorprendente, da una parte sembra di stare sulle montagne Svizzere e dall’altra ti sembra di stare nel Sahara. È un Paese bellissimo. Mi hanno detto che ora è cambiato molto. Vorrei tornarci ma ho paura di rimanere deluso, perché mi ha lasciato un’emozione grandissima che mai nessun altro posto mi ha suscitato. Era tutto inaspettato ciò che ho visto. Consiglio a tutti di visitarlo. Io feci l’incoscienza di andare senza fare la profilassi antimalarica. Per fortuna lì era inverno, ma se mi capitava di vedere una zanzara ero terrorizzato, mi sono maledetto di non averla fatta. È sempre meglio farla.
L’avventura più incredibile che ti è capitata?
L’ictus! Quando mi sono imbarcato all’aeroporto di Catania per tornare, dieci giorni dopo che era successo, tra me e me ho detto: «Questo viaggio rischiava di non avere ritorno». Mio malgrado alla fine è andata bene però.
Ti capita mai di comporre in viaggio?
Spesso quando sono in giro mi appunto delle idee, ho sempre un registratorino. Se non ho gli strumenti fischietto la melodia che mi viene in mente. Il Sudafrica è ricchissimo di suoni e emozioni musicali. Ti fermi in questi posti dove senti questi cori con armonizzazioni che a noi europei sono sconosciute, perché hanno una grammatica musicale diversa dalla nostra. È una cultura tribale molto affascinante.
Ti sei mai innamorato durante un viaggio?
No, di una persona no, dei posti sì. Sono sempre andato in viaggio innamorato, con quella parte del mio cuore già coperto. Sto cercando di ricordarmi se mi è capitato quando ero molto giovane, ma direi di no, perché erano viaggi molto avventurosi.
Quindi immagino che la tua compagna di viaggio ideale sia tua moglie
Sì. Ho fatto molti viaggi con lei e devo dire che è molto brava a viaggiare, e quando siamo in giro diventa ancora meglio di com’è. È molto curiosa e la curiosità è la benzina di un viaggio. Sono io che alle volte tendo a tirare il freno a mano, lei è molto più avventurosa.
Cibo: sei uno che assaggia tutto quando è in giro?
In realtà sto sempre molto attento perché soffro di gastrite e colite e tremo dall’idea di dovere passare delle giornate “a fare delle riflessioni”. Ricordo un viaggio a Londra durante il quale ebbi modo di scoprire la cucina russa, visto che la City non propone molto di tipicamente inglese da mangiare. Mi presentarono una carne in una specie di brodo, con la panna. La persona che era con noi, che già conosceva il piatto, ci consigliò di assaggiarla. Devo dire che rimasi sorpreso, perché nonostante l’aspetto poco invitante, con questa salsina che sembrava un po’ una cacchina, era veramente buona. A me la carne non fa impazzire, ma in quel caso era appetitosa. Poi amo molto la cucina araba. Una volta mi fermai a mangiare al mercato di Marrakech, convinto dal mio amico del cuore che è un medico patologo schizzinoso come me, e mangiai una cosa di pollo di una bontà assoluta. E senza stare male dopo! Era molto aromatizzato, buonissimo. Non so se lo rifarei, ma in quell’attimo mi sono fatto convincere dalla figura istituzionale del medico.
Alessandra Del Re
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| Data: 23/09/2009 | Visto: 14474 |
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