Damiano il giramondo
Prima di X Factor ha visitato un sacco di Paesi grazie al suo lavoto
Fino all'anno scorso Damiano Fiorella era un aspirante cantautore che per campare faceva l'attrezzista. Mentre montava il palco per i provini di X Factor, Simona Ventura l'ha sentito cantare e gli ha proposto di fare le selezioni. Lui inizialmente era reticente, perché da sempre snobba la tv e certa musica. Poi si è lasciato convincere. Quest'anno, al secondo tentativo, è entrato a far parte del carrozzone del talent show, questa volta sul palco e non dietro. Non è arrivato in finale ma ha comunque pubblicato il suo primo Ep "Anima" (la sua caposquadra Claudia Mori lo aveva detto che non si sarebbe dimenticata di lui). Questa volta però non parliamo di musica, ma dei Paesi che ha avuto modo di visitare grazie al suo ex lavoro.
Il viaggio più bello che hai fatto?
In Kenya. Perché anche se suona scontato dirlo ho sentito una sorta di ritorno a casa, di appartenenza al luogo.
Eri già stato in Africa prima?
No, e quella era una situazione particolare perché ho costruito un palco per uno spettacolo teatrale in mezzo alla savana. C’erano gli elefanti, le giraffe vicino a me. E poi era un festival di beneficienza al quale partecipavano un centinaia di musicisti provenienti da tutto il mondo, India, Turchia, New York… e sentivi l’approccio musicale di ogni singola cultura, la sacralità di alcuni, la vanità degli occidentali. E io, da tecnico, ero spettatore privilegiato di queste dinamiche e cercavo di capire e di carpire.
C’è una città che porti nel cuore?
Più di una. Milano assolutamente, mio malgrado, perché non l’ho amata per molto tempo e ho imparato poi ad apprezzarla. Perché non è facile e neppure d’immediata bellezza come può essere Roma. Spesso però mi porto nel cuore luoghi più che città: un pezzo di foresta amazzonica, un pezzo di Australia, quella volta che mi sono fermato in mezzo al niente. Tanti pezzettini del mondo, non sono metropolitano.
Il tuo lavoro ti ha permesso di viaggiare tanto
Per lavoro prevalentemente, poi ho fatto altri viaggi per i fatti miei.
Solitario?
Non sono capace di stare da solo. Però adoro essere vulnerabile, e la vulnerabilità ti viene soltanto quando stai da solo, e ti approcci da solo a un luogo che non conosci. Mi piace la sensazione della vulnerabilità perché mi provoca, ma per lavoro e per abitudine ho sempre viaggiato con un branco di marinai. Tutti coetanei sbandati, i tecnici: quelli con i pantaloni corti, tutti tatuati, le pinze in mano. Vivevo il viaggio in una dimensione di branco, lavorativa, ma sempre col mio punto di vista.
Disavventure?
A me personalmente no, ma ricordo un collega a Bogotà che è stato derubato della macchina fotografica da un bambino che gli ha puntato una forbice alla pancia. Io ho sempre girato in posti poco raccomandabili senza che mi accadesse nulla. In Messico sono capitato in un posto di ubriaconi dove ho incontrato padre e figlio ubriachi marci, e uno di questi mentre parlava mi sputava in faccia, mi ha lavato. Ma il suo spunto non era di disprezzo ma di comunicazione. E io avevo bisogno di comunicare con mio cattivo spagnolo dei tempi.
C'è un posto che sogni?
Vorrei vedere più a fondo il Medioriente. Mi attrae una sorta di malinconia profonda e sacralità del tempo che secondo me lì è più forte. Penso che sia uno di quei posti congelati nel tempo dove le persone che incontri per strada sono le stesse che incontravi tremila anni fa ai tempi di Babilonia.
Il viaggio più bello che hai fatto?
In Kenya. Perché anche se suona scontato dirlo ho sentito una sorta di ritorno a casa, di appartenenza al luogo.
Eri già stato in Africa prima?
No, e quella era una situazione particolare perché ho costruito un palco per uno spettacolo teatrale in mezzo alla savana. C’erano gli elefanti, le giraffe vicino a me. E poi era un festival di beneficienza al quale partecipavano un centinaia di musicisti provenienti da tutto il mondo, India, Turchia, New York… e sentivi l’approccio musicale di ogni singola cultura, la sacralità di alcuni, la vanità degli occidentali. E io, da tecnico, ero spettatore privilegiato di queste dinamiche e cercavo di capire e di carpire.
C’è una città che porti nel cuore?
Più di una. Milano assolutamente, mio malgrado, perché non l’ho amata per molto tempo e ho imparato poi ad apprezzarla. Perché non è facile e neppure d’immediata bellezza come può essere Roma. Spesso però mi porto nel cuore luoghi più che città: un pezzo di foresta amazzonica, un pezzo di Australia, quella volta che mi sono fermato in mezzo al niente. Tanti pezzettini del mondo, non sono metropolitano.
Il tuo lavoro ti ha permesso di viaggiare tanto
Per lavoro prevalentemente, poi ho fatto altri viaggi per i fatti miei.
Solitario?
Non sono capace di stare da solo. Però adoro essere vulnerabile, e la vulnerabilità ti viene soltanto quando stai da solo, e ti approcci da solo a un luogo che non conosci. Mi piace la sensazione della vulnerabilità perché mi provoca, ma per lavoro e per abitudine ho sempre viaggiato con un branco di marinai. Tutti coetanei sbandati, i tecnici: quelli con i pantaloni corti, tutti tatuati, le pinze in mano. Vivevo il viaggio in una dimensione di branco, lavorativa, ma sempre col mio punto di vista.
Disavventure?
A me personalmente no, ma ricordo un collega a Bogotà che è stato derubato della macchina fotografica da un bambino che gli ha puntato una forbice alla pancia. Io ho sempre girato in posti poco raccomandabili senza che mi accadesse nulla. In Messico sono capitato in un posto di ubriaconi dove ho incontrato padre e figlio ubriachi marci, e uno di questi mentre parlava mi sputava in faccia, mi ha lavato. Ma il suo spunto non era di disprezzo ma di comunicazione. E io avevo bisogno di comunicare con mio cattivo spagnolo dei tempi.
C'è un posto che sogni?
Vorrei vedere più a fondo il Medioriente. Mi attrae una sorta di malinconia profonda e sacralità del tempo che secondo me lì è più forte. Penso che sia uno di quei posti congelati nel tempo dove le persone che incontri per strada sono le stesse che incontravi tremila anni fa ai tempi di Babilonia.
Alessandra Del Re
Alessandra Del Re - Libero News
| Data: 5/1/2010 | Visto: 9174 |
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