Tempi duri per le compagnie a basso costo. Come se non fossero sufficienti la crisi economica generalizzata e l'esorbitante prezzo del petrolio a mettere in difficoltà i vettori "senza fronzoli", è caduta loro sulla testa anche la terrificante tegola dell'incidente di Madrid. Centocinquantatre vittime di uno schianto che molti hanno subito imputato alla scarsa manutenzione che le linee "no frills" sarebbero costrette a fare per contenere costi e manodopera.
Allo stato attuale non è ancora chiaro cosa abbia causato la caduta dell'MD-82 della low cost Spanair, ma di certo l'eco della strage non aiuterà gli affari di Ryanair e concorrenti. Proprio la compagnia irlandese ha recentemente scatenato la discussione sulla crisi del settore, anticipando una riduzione degli utili 2008 dell'85% rispetto al 2007 e prevedendo il suo primo bilancio in rosso. A ruota hanno rivelato situazioni non proprio rosee anche altri giganti come EasyJet e Vueling (i cui rendimenti in borsa sono andati in picchiata nell'ultimo anno) e gruppi più piccoli.
Tutti gli operatori low cost, Ryanair in testa, si affrettano a dire che il loro modello di business è quello vincente, che saranno le compagnie tradizionali a patire di più la situazione di crisi e che, quando il prezzo dei carburanti si rialzerà, i loro problemi saranno terminati. Ma la domanda è: se così non fosse e le low cost avessero la peggio, come si farebbe? Quali sarebbero le prospettive per il turismo?
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