Dubai? Macché Rimini. Forse Fellini si sta rivoltando nella tomba, oppure, il suo senso dell'umorismo e la sua anima visionaria lo farebbero sorridere semplicemente, vedendo come diventerà la città cara al regista. Della sua Rimini provinciale, sanguigna e genuina non rimarrà molto. Altro che Amarcord. Qui si tratta di un cambiamento antropologico. Quale Gradisca si troverebbe a suo agio in questa città futuristica? Rimane tuutavia la fantasia di questi paesaggi urbani che ricreano da cima a fondo lo skyline della cittadina romagnola che rischia di confondersi quasi con quello di Dubai. Il tutto grazie a un progetto di riqualificazione di due chilometri di costa a cui parteciperanno tre studi di architettura tra i noti al mondo: Jean Nouvel, Foster&Partners e Julien de Smedt. Obiettivo: trasformare una città dalle vivide tradizioni popolari in un polo turistico e culturale moderno, non solo durante il periodo estivo ma tutto l'anno.
L'ambizioso progetto viene interpretato in tre modi diversi. Un polmone verde tra centro storico e lungomare, e un molo con pontile che sposta la passeggiata oltre la spiaggia ed un futuristico albergo: sono questi i punti chiave del progetto secondo lo studio Foster. Come in ogni nuovo progetto moderno si prevede l'utilizzo di moderne tecnologie tipiche dell'architettura sostenibile, come quelle per la raccolta delle acque piovane e gli impianti fotovoltaici per l'illuminazione dell'opera. Julien De Smedt nel suo progetto si propone di creare un nuovo "paesaggio marino" contraddistinto da forme curvilinee che richiamano immagini di onde e di dune di sabbia. Anche nella visione di Jean Nouvel il nuovo lungomare vuole essere un omaggio a Rimini e alla sua storia. In questo caso la riqualigicazione del lungomare diventa un "sistema dunario" nell'intento di riprodurre il paesaggio di dune e pinete tipico della costa adriatica. Il limite tra spiaggia e lungomare risulta offuscato da un parco che, assecondando l'idea di architettura «morbida», suscettibile di erosioni e cambiamenti, consente un passaggio graduale dalla spiaggia alla città.
Come sempre nel caso di nuove e audaci opere architettoniche non mancano le critiche. «Sono tutti e tre interessanti, suggestivi, per carità - premette Aureli, presidente della Fondazione Carim - ma c'è un problema di fondo: come pensare nuove strutture sul lungomare come quelle ideate da Foster, Nouvel o de Smedt, senza prima mettere mano all'esistente? Prima di costruire opere così importanti occorre realizzare le infrastrutture, i servizi. Altrimenti succederà quello che già accade per la fiera di Rimini: abbiamo uno dei migliori quartieri fieristici italiani, ma in certe occasioni per raggiungerlo in auto serve un'ora e mezza. Vogliamo che capiti lo stesso per il lungomare?»
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